Il 26 gennaio scorso,
l'Assemblea Nazionale Costituente (ANC) della Tunisia ha approvato con un
consenso quasi plebiscitario la nuova Costituzione del Paese che garantisce la
parità di genere.
In occasione della giornata internazionale della donna due
importanti associazioni tunisine – Il CREDIF (Centro Ricerche, Studi,
Documentazione e Informazione sulla donna) e l’Associazione Donna, Sviluppo e
Solidarietà senza Frontiere- entrambe presiedute da donne, hanno organizzato a
Tunisi per il 12 e 13 marzo una conferenza internazionale per dibattere sui
diritti acquisti dalle donne tunisine nella nuova costituzione e sulla
posizione della donna in altre legislazioni dei paesi arabi (in particolare Libia,
Marocco, Giordania, Libano) e nelle convenzioni internazionali.
Una conferenza tutta al femminile in cui relatrici sono avvocate,
professore universitarie e magistrate, esponenti del mondo accademico, giudiziario
e professionale tunisino, libico, marocchino, giordano e libanese.
Sebastião Salgado è universalmente considerato il più grande fotografo documentarista contemporaneo. Le sue opere hanno fatto il giro del mondo ed esposte nei maggiori musei.
Nato nel 1944 nello Stato di Minas Gerais, in Brasile, passa la sua infanzia nella “fazenda” di famiglia, una
tenuta circondata per il 50% dalla foresta pluviale. Trasferitosi a San Paolo si laurea in economia e aderisce alla sinistra radicale brasiliana che si opponeva alla dittatura
militare. Per questo motivo è costretto ad abbandonare il suo paese e a rifugiarsi
a Parigi dove ottiene il dottorato in economia. In seguito lavora per una banca
di investimenti e per alcuni progetti economici della Banca Mondiale in Africa.
Nasce da quel momento il suo amore per la fotografia concepita
come un mezzo per testimoniare e raccontare quelle realtà che i mezzi di
comunicazione e di potere tradizionali tacciono. Una fotografia con una profonda anima sociale. “Desidero -egli dice- che ogni persona che entra nelle mie esposizioni sia, al momento di
uscire, una persona diversa".
Nasce anche il suo amore per l’Africa, una terra che egli sente sorella. Una terra che era saldata al Brasile prima della formazione dei continenti e in cui ancora sono
presenti le tracce di questa identità.
Salgado ha visitato centinaia di volte il continente
africano. In un'intervista rilasciata in occasione della presentazione di una
sua mostra fotografica sull'Africa egli dice:"è parte della mia vita. Le esperienze più importanti mi sono
successe in questi viaggi. Cosa ho imparato?Il potere della dignità.E' un potere così forte che ho la speranza che riesca a
mettere fine alla miseria, alle guerre e all'ingiustizia che soffre questa
gente. Il popolo africano è assai lavoratore, tuttavia non ha case, non ha
sanità, non ha istruzione. E' ora che cominci a ricevere un poco di quel tanto
che gli hanno tolto”.
Nei
suoi libri come Workers o Exodusvi sono i ritratti
dell'Africa che parlano di sfruttamento, di lavoro schiavo, di guerre, di
carestie, di fame, di una terra che è stata sottratta con la forza al suo popolo
obbligato a trasformarsi in migranti, rifugiati, esiliati.
Tra il 1984 e 1985, come volontario di Medici Senza Frontiere, Salgado fotografa
in tutta la sua crudeltà le vittime della fame di una delle grandi catastrofi
umanitarie che ciclicamente flagellano
la regione del Shael.
La visione di tutte queste sofferenze segnano ben presto il fisico di Salgado. Furono soprattutto le atrocità del genocidio che si consumò nel 1994 in Rwanda.
“In Rwanda- egli dice- vidi la brutalità totale, vidi la gente morire a migliaia al giorno. Persi la fiducia nella nostra specie. Non credevo che fosse più possibile per noi vivere. Iniziai ad avere infezioni dappertutto”. Il medico gli disse: “hai visto così tanti morti che stai morendo
anche tu..devi smettere”.
Lascia così la
fotografia e torna in Brasile nella sua casa natale. Qui scopre però che la foresta pluviale che un tempo la circondava era stata
perlopiù annientata. Dalla copertura originaria, superiore al 50%, era scesa a
meno dello 0,5%. Era ormai una terra bruciata. “Il terreno era morto come me”, dice Salgado. E così decide di
iniziare un progetto di riforestazione:
oltre due milioni di alberi piantati. Fonda nello stato di Minas Gerais l’Istituto Terra una delle più importanti realizzazioni al mondo di
rinnovamento del territorio naturale.
“Non si sottolineerà mai
abbastanza l’importanza di ricostruire ciò che abbiamo distrutto -egli dice- gli alberi sono la garanzia della nostra
sopravvivenza. L’unica macchina al mondo in grado di riprodurre l’ossigeno e la
costituzione e il mantenimento delle riserve idriche di un paese è proprio
l’albero”.
Lavorando sulla ricostruzione di un paradiso come quello in cui era nato
ha l’idea di mettere a punto un grande progetto fotografico, diverso però dai
precedenti. Lo scopo doveva essere quello di cercare un modo nuovo di
presentare il Pianeta Terra: questa volta non avrebbe puntato l’obiettivo
sull’uomo e sulla sua lotta per la sopravvivenza, ma piuttosto sulle meraviglie
che rimangono nel nostro pianeta. Su quella parte -forse un 45%- che è ancora
estremamente viva come al tempo della Genesi.
Da qui nasce Genesi, ultimo capolavoro di Salgado, un documentario durato otto anni e 32 viaggi ai confini del mondo
che parla dell’umanità. Che vuole ricordare all’umanità le origini della sua
specie, e anche le origini della vita, per educare alla consapevolezza di un
progresso che sta distruggendo gli ecosistemi. Lo scopo era “cogliere con la macchina fotografica quella
grande parte del pianeta che si presenta ecologicamente pura e, si potrebbe
dire, ancora allo stato primordiale. Creare dunque una quantità d’immagini sufficiente
a far capire al maggior numero possibile di persone che esiste una grande
porzione del mondo ancora integra, allo stato della Genesi, e mostrare quanto proteggere questa parte sia
fondamentale per tutti noi”.
“E’ la mia lettera d’amore alla terra scritta con le mie foto”, spiega Salgado in una recente intervista.
Nel suo libro "Dalla mia terra alla terra“, pubblicato quest’anno
anche in Europa, Salgado raccoglie le sue riflessioni e racconta, con parole e immagini, il viaggio dalla sua
Terra, il Brasile, alla scoperta della nostra Terra, il pianeta.
Il 22 gennaio
scorso il Parlamento marocchino ha votato all'unanimità l’abrogazione del paragrafo contenuto nell’art. 475 del codice
penale relativo alle così dette "nozze riparatrici"che consentiva a chi avesse abusato di una minore di evitare il
carcere ove avesse sposato la sua vittima.
Una norma questa
dettata a salvaguardia dell’”onore della famiglia” e a cui le giovani
marocchine difficilmente potevano sottrarsi in quanto la violenza è uno stigma e
un disonore che ricade sulla donna, non più vergine e destinata a restare
nubile, anziché sul maschio delinquente. Di fatto in virtù di tale norma i
giudici e la famiglia hanno sempre preferito "giungere a un accordo"
col violentatore per "evitare lo
scandalo" piuttosto che punire.
AMINA FILALI
L’abrogazione della
norma avvienea due anni dal suicidio di Amina Filali,la sedicenne
marocchina che nel marzo del 2012 si tolse la vitaperché non poteva più tollerare di vivere insieme al marito che la maltrattava e che era stata costretta a sposare in virtù
delle ”nozze riparatrici". Un gesto il suo che fece il giro del mondo e scosse
profondamente il paese portando in piazza lo sdegno e la mobilitazione di molti
marocchini, donne e uomini, movimenti femminili e dei diritti umani e costrinse
la società marocchina a rompere il silenzio e a parlare dei propri tabù.
Per inciso va detto che in
Italia la norma sulle ”nozze riparatrici" contenuta nell’art. 544 del codice penale venne abrogata solo nel
1981, ben sedici anni dopo (!) il clamore sollevato dal caso della giovane
siciliana Franca Violache rifiutò
il matrimonio riparatore col suo violentatore.
FADOUA LAROUI
Un anno prima del suicidio di Amina, nel
febbraio del 2011, un’altra donna marocchina si era tolta la vita dandosi fuoco
per denunciare col suo gesto estremo le condizioni sociali e le ingiustizie che
subiscono in Marocco le ragazze madri.Fadoua Larouiera nubile e madre di due figli, uno
status che in Marocco equivale a quello di prostituta. Per
anni sopportò questo stigma sociale, ma non poté sopportare l’ingiustizia di
vedere distrutta la baracca in cui viveva e vedersi negato il diritto ad un
alloggio sociale per sé e per i suoi figli, diritto che le veniva negato in
quanto madre single.
DIGNITA’ E GIUSTIZIA
I gesti disperati
di Amina e Fadoua che chiedevano dignità e giustiziahanno alzato il livello della protesta e l’impegno del mondo femminile marocchino verso riforme più radicali che rendano la legislazione marocchina
conforme al dettato dell’art.19 della Costituzione:“Gli uomini e le donne godono di pari
diritti umani e libertà di civili, politici, economici, sociali, culturali e
ambientali, come indicato in questa e altre disposizioni della Costituzione,
così come le convenzioni e patti debitamente ratificati dal Regno e che, in
conformità con le disposizioni della Costituzione, delle costanti e le leggi
del Regno. Il governo marocchino sta lavorando per raggiungere la parità tra
uomini e donne”
Nel 2004 venne
introdotta la riforma del Codice di Famiglia (Moudawana). Una storica vittoria per il movimento femminista
marocchino che si batte per l’emancipazione della donna in Marocco.
Rispetto al testo
che vigeva dal 1957, il Codice riformato introduceva sostanziali differenze
come: l’abolizione del wali (tutore – generalmente il padre o il fratello
maggiore della sposa, che doveva esprimere il proprio consenso al matrimonio);
il divorzio consensuale; la ripartizione dei beni matrimoniali; il diritto
materno alla tutela dei figli o al domicilio familiare in caso di divorzio; il
vincolo del benestare della donna alla poligamia del marito; Il limite di età per il matrimonio, passato da 15 a 18 anni per arginare i matrimoni imposti e combinati.
A dieci anni dalla riforma tuttavia emergono limiti e difetti di un Codice che
ancora incontra resistenze e che, al tempo stesso, non basta più a coprire le
esigenze di una società che muta. Oggi numerose associazioni femminili
lamentano la mancata applicazione in sede giudiziaria di molte delle norme previste dal Codice riformato, come, per esempio, quella sull'età per contrarre matrimonio: nel 2007 i giudici hanno autorizzato circa l'85% di matrimoni precoci.
Peraltro il codice sembra
oggi già invecchiato e i prossimi passi saranno
quelli che chiederanno di rivedere le
norme sulla poligamia (da tempo proibita in Tunisia), sulla violenza domestica e sulla ripartizione egualitaria
dell’ eredità. Un cammino irto di ostacoli, come dimostrano le minacce di mortefatte a Driss Lachgar, segretario socialista marocchino, per aver proposto l'abolizione della poligamia.
Leggi anche, su questo blog, ASMA LAMRABET e SOUHEIR KATKHOUDAin atti del Seminario
organizzato da Casa Africa, "Islam e Femminismo, Stereotipi Occidentali e Complessità dell'Universo Femminile Islamico",Sanremo, 12 maggio 2012.
L’utilizzo di bambini a fini sessuali da parte degli adulti non è un
fenomeno nuovo, esiste da secoli in molte società. Tuttavia negli ultimi
decenni ha cessato di essere un fenomeno occasionale e marginale per diventare un fenomeno di massa, un mercato organizzato e strutturato che vede spesso l’implicazione della delinquenza
organizzata. Si inserisce nel più ampio contesto del mercato del sesso, diventato un settore trainante dell'economia mondiale che muove annualmente una quantità di denaro che è superiore al totale di tutti i bilanci militari nel mondo (tra 5000 e 7000 miliardi di dollari americani) e implica la partecipazione di multinazionali e imprese quotate in borsa. Le cause che fomentano questo tipo di mercato sono varie e di carattere
socio-economico. Da un lato, sotto il profilo dell’offerta, vi è la povertà dei paesi sottosviluppati e in via di sviluppo che esportano la materia prima attraverso la tratta e le migrazioni o la forniscono in loco col turismo sessuale. Responsabile l’attuale modello economico globale che ha aumentato in maniera
esponenziale la distanza tra povertà e ricchezza. Tuttavia ultimamente nei paesi più sviluppati, tra cui l'Italia, si sta assistendo alla nascita di un nuovo tipo di offerta da parte di minorenni benestanti e di "buona famiglia" che offrono prestazioni sessuali in cambio di denaro per soddisfare i propri capricci.
D’altro lato, sotto il
profilo della domanda vi è il
cambiamento significativo di valori nelle relazioni umane e la diffusione di
una nuova concezione di bene di consumo, cioè di cosa è lecito vendere e
comprare. Il mercato della sessualità infantile, non è più infatti un mercato ristretto
per pochi pedofili o persone affette da un qualche disturbo psichiatrico, ma coloro che ne usufruiscono sono sempre
più adulti normali e professionisti insospettabili
L’industria della pornografiarappresenta a sua volta il motore di questo tipo di mercato. In particolare quella informatica grazie al suo
carattere transnazionale e alle tecniche che ne consentono l’utilizzo in modo pressoché anonimo è diventata il principale strumento di diffusione
della pornografia più trasgressiva (pornografia
dura). Questa è la prima tappa del percorso che porta alla pornografia
infantile. Studi scientifici hanno
dimostrato infatti che gli usuari di pornografia infantile non cercano in prima
battuta questo tipo di pornografia, non sono cioè dei pedofili, ma procedono per
tappe, attraverso la pornografia adulta e soprattutto quella dura.
I siti pedo-pornografici offrono poi a loro volta informazioni e
incentivano il mercato della prostituzione
infantilelow cost, e cioè il Turismo Sessuale Infantile, anch'esso diventato un fenomeno di massa sebbene sia proibito ormai in quasi tutti i paesi.
Il turismo sessuale infantile
Nelle strade di Patpong, quartiere a luci rosse di Bangkok è comune questo detto:"a dieci anni sei giovane, a venti sei vecchia, a trenta sei morta"
Alcuni dati
Secondo l’Organizzazione Mondiale del Turismo ogni anno almeno 3 milioni di persone partono per viaggi a scopo sessuale, di cui un sesto è alla ricerca di minorenni, con un volume di affaricomplessivo intorno agli 80/100 miliardi di dollari. Le destinazioni più frequentate sono quelle zone dell’Asia, Africa e Latinoamerica dove la miseria espone la popolazione e i minori ad una maggiore vulnerabilità.
I fruitori dello sfruttamento sessuale dei minori sono per il 65% turisti occasionali, per il 30% turisti abituali e solo per il 5% pedofili. Il 37% dei fruitori ha una fascia d’età dai 31 ai 40 anni e sono per la quasi totalità occidentali. L’età del turista sessuale, che si è andata ultimamente abbassando (tra i 20 e i 40 anni),non corrisponde quindi al vecchio cliché del pedofilo classico. Insieme a portoghesi e tedeschi gli italiani sono in prima lineacome criminali-clienti di turismo sessuale infantile.
Le vittime del turismo sessuale sono per il 60% comprese in una fascia d’età tra i 13 e i 17 anni, per il 30 % dai 7 ai 12 anni, per il 10% perfino da 0 a 6 anni! Il 75% dei minori coinvolti sono femmine.
Le ragioni che inducono un turista sessuale ad andare alla ricerca di sesso con bambini e adolescenti sono soprattutto l'anonimato e la supposta impunità data la lontananza dal paese d’origine; il razzismo (la vita e le sofferenze dei bambini di altri paesi valgono meno di quelle dei nostri); la falsa credenza che fare sesso con bambini sia a minor rischio AIDS.
Le immagini drammatiche e sconcertanti di questo servizio, realizzato da Rai3, ci raccontano le modalità con cui avviene il traffico di bambini a Pattaya, in Thailandia, il triste destino delle vittime e il profilo dei delinquenti-clienti.
Il video è piuttosto lungo, ma merita di essere visto fino alla fine.
I Mondiali di Calcio
I mondiali di calcio, soprattutto quando si svolgono nei paesi dove ancora
vi sono situazioni di povertà estrema, rappresentano un’occasione per lo sviluppo di questo tipo di turismo.
Quest’anno i mondiali di calcio si terranno in Brasile dal 12 giugno al
13 luglio. Sono già mezzo milione (stime UNICEF) i ragazzini e le ragazzine vittime di prostituzione in Brasile. Il timore è che la piaga dilaghi ulteriormente, proprio come è accaduto in Sudafrica quando, in occasione della Coppa del Mondo, il traffico sessuale infantile aumentò del 20 per cento.
In coincidenza con il sorteggio dei gironi, a Salvador è
stata lanciata la campagna "Don't look away" (non voltarti dall’altra parte), promossa in vari Paesi da una rete
di associazioni, guidate da Ecpat International –End Child Prostitution, Pornography and Trafficking-, per
combattere il turismo sessuale e lo sfruttamento sessuale minorile.
Negli aeroporti, negli hotel, nei taxi, nei bar, dunque,
gli stranieri riceveranno materiale che li invita a denunciare casi di prostituzione
minorile di cui siano a conoscenza chiamando il numero verde 100, e li avverte
che in Brasile il cliente di prostituzione minorile può essere condannato alla reclusione da 4 a 10 anni.
Questo il trittico realizzato da IBEPIS.ORG che potrete diffondere voi stessi cliccando QUI
Peraltro la legge italiana prevede la punibilità in patria del cittadino italiano
che commetta questo crimine all'estero (art. 604 c.p.). Al suo
rientro in patria quest’ultimo potrà essere condannato, a seconda dell’età
della vittima, con la reclusione da uno a 14 anni.
Thailandia, culla del turismo sessuale
La nascita dell'industria del turismo "con sesso" risale al 1967, quando, durante la guerra del Vietnam, i governi degli Stati Uniti e della Thailandia sottoscrissero l' accordo "R&R" (Repose and Relax)che premiava i soldati americani con viaggi in Thailandia, intrattenimenti sessuali inclusi.
I pacchetti turistici con sex tour incluso cominciarono poi ad essere
venduti soprattutto in Giappone come vacanze-premio per dirigenti d’impresa.
Fu così che, anche su suggerimento della Banca Mondiale, la Thailandia
cominciò a dare al suo turismo questa sordida specializzazione. mg
Il 17 dicembre 2010Mohamed Bouazizi, venditore ambulante 26enne di Sidi Bouzid, si diede fuoco per
chiedere dignità e protestare contro la polizia corrotta che gli aveva
sequestrato la merce. Quel gesto portò in strada migliaia e migliaia di persone
in tutta la Tunisia dando inizio alla “rivoluzione
dei gelsomini” che costrinse alla fuga il dittatore Ben Ali e mise in moto la
primavera araba, l’insieme di proteste popolari che in pochi mesi fecero cadere
dittature decennali in altri paesi del mondo arabo.
A tre anni da quegli eventi, nella notte di domenica 26
gennaio, l'Assemblea Nazionale Costituente (ANC) della Tunisia ha approvato la
nuova Costituzione del Paese con un consenso
quasi plebiscitario (200 voti a favore, 12 contrari e quattro astenuti), tanto da parte dei laici come degli islamisti
moderati.
“Il popolo ha vinto una rivoluzione pacifica che illumina il mondo. Siamo riusciti ad evitare una guerra civile
ma abbiamo ottenuto il consenso” ha commentato Rached Ghannouchi,
Presidente di Ennahda, il partito islamico moderato maggioranza all’Assemblea
Costituente, che si è detto entusiasta e l'ha definita "una delle
migliori Costituzioni del mondo".
Il testo(v. anche la versionein arabo), frutto
di un lungo e laborioso cammino e anche di forti scontri, rappresenta una delle più avanzate Costituzioni del
mondo arabo che permette di riflettere sul possibile incontro fra islam e
diritti, fra islam e libertà e, in definitiva, fra islam e democrazia. Un volto nuovo dell'Islam.
L’uguaglianza di genere, la libertà di coscienza e di credo e lo stato di diritto costituiscono gli assi portanti dell’atto normativo fondamentale del
Paese.
L’art.21 stabilisce che “i cittadini e le
cittadine hanno gli stessi diritti e doveri. Essi sono uguali davanti alla
legge senza nessuna discriminazione”.
La norma si allinea con quanto disposto dal Protocollo di Maputo sui diritti delle donne africaneadottato nel luglio del 2003 in occasione del secondo vertice dell' Unione Africana, una convenzione che chiede con forza ai rappresentanti dei governi africani l’impegno a farsi carico dell’eliminazione di tutte le forme di discriminazione e violenza verso le donne, e l’avvio di una politica di parità fra i sessi in tema di diritti e di doveri. Costituisce inoltre applicazione della Convenzione internazionale sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW) che all'articolo 2 stabilisce l'obbligo degli stati parte di inserire nella propria costituzione il principio dell'uguaglianza tra uomo e donna.
Occorre peraltro ricordare che la disposizione introdotta oggi nel testo costituzionale tunisino costituisce il frutto delle mobilitazioni della società civile e dei movimenti femminili che durante tutto
l’iter che ha portato alla sua approvazione hanno vigilato per difendere il
principio della parità.
Nell'agosto del 2012 la Commissione dei diritti dell'uomo e
delle libertà dell'ANC aveva formulato un progetto di articolo proposto
dall'ala fondamentalista del partito islamico-moderato al governo, Ennahda, che
stabiliva il principio di "complementarietà" della donna rispetto
all'uomo.
Un principio questo che avrebbe gettato le basi per lo
smantellamento delle norme contenute nel Codice dello Statuto personale
tunisino promulgato nel 1956 da Habib Bourguiba, norme fondate sul principio della
parità di genere di cui il popolo Tunisino ha sempre vantato un primato nel
mondo arabo e di cui va fiero.
Migliaia di manifestanti, uomini e donne, erano scesi perciò in piazza, il 13 agosto in occasione della
Giornata Nazionale delle Donne, chiedendo che il progetto venisse ritirato.
Anche i membri dei partiti più moderati della coalizione al governo, a partire
dal presidente Moncef Marzouki, avevano espresso il loro disaccordo nei confronti del progetto.
A seguito di tali mobilitazioniil 24 settembre la Commissione di coordinamento e di
redazione dell'ANC decise di abolire il concetto di "complementarità" e di
re-introdurre quello di "uguaglianza".
La nuova Costituzione contiene altresì importanti norme a
presidio delle libertà e dei diritti civili del popolo tunisino:
Riconosce l'Islam come religione del Paese, ma prevede anche
la libertà di credo e di coscienza e
vieta l’accusa di apostasia (art.6).
Precisa inoltre che “lo Stato ha natura civile ed è fondato
sulla cittadinanza, la volontà popolare e ilgoverno della legge”
(art.2). La specifica della natura
civile dello Stato si deve intendere come contrapposta a quella militare e a
quella religiosa e teocratica, mentre il riconoscimento che lo Stato si fonda sulla sovranità popolare e sulla legge lascia fuori la Sharj’a come fonte del
diritto (vedi l’approfondita analisi di Pietro Longo, ricercatore in Diritto
Musulmano e dei Paesi Islamici all’Università di Napoli l’Orientale e Vice
Presidente del Centro Italiano di Studi
sull’Islam Politico (CISIP).
La Tunisia mostra a tutto il mondo arabo che la Primavera, benché difficile e irta di ostacoli, può proseguire il suo lento cammino. Il sacrificio di Mohamed Bouazizi non è stato vano.