aprile 30, 2014

AFRICA. Parla la nuova Africa che fa il punto su passato e presente e guarda al futuro.


E' un documento straordinario il video che vi proponiamo sulla nuova Africa in cui artisti, economisti e politici del continente parlano del futuro del loro mondo.  E’ l’Africa di un popolo che ha finalmente preso coscienza della propria dignità, della grande ricchezza delle proprie risorse e della centralità della propria cultura e ha deciso di prendere in mano il suo futuro e di ribellarsi ai meccanismi perversi delle nuove forme di colonialismo.


Per guardare al suo futuro il popolo africano deve fare il conti col passato (colonialismo, schiavitù, deportazioni) e con le sofferenze del presente (le nuove forme di colonialismo che rapinano le ricchezze del continente, alimentano devastanti guerre civili, mantengono il popolo africano in condizioni di povertà estrema e lo costringono a fuggire dal proprio paese per imboccare le stragi di frontiera). 


Il video, “Buongiorno Africa”, è stato realizzato da Silvestro Montanaro autore della rubrica "C'era una volta" di Rai3.


Stop alla colonizzazione mineraria

Nella Conferenza Africana del World Economic Forum (WEF Africa) tenutasi a Città de Capo nel maggio del 2013 è emersa la necessità che i Paesi africani si impegnino per liberarsi al più presto da quel neocolonialismo globalizzato che, anche grazie alla complicità delle élite africane e di governi corrotti, impedisce la piena realizzazione degli sforzi per il rinascimento.

E' emerso che «le compagnie minerarie internazionali spogliano il continente africano sottraendo ai suoi governi almeno 38 miliardi di dollari all'anno attraverso pratiche di corruzione, paradisi fiscali e altri stratagemmi finanziari».

Sta di fatto che gli abitanti di quello che viene definito il “forziere del mondo” vivono per lo più in condizioni di povertà estrema (cioè con una spesa quotidiana per consumi inferiore a 1,25 dollari), condizione che secondo le stime della Banca Mondiale costituisce per il continente africano un problema gravissimo. La nascente società civile africana non si fida più di multinazionali che hanno dimostrato e continuano a dimostrare una devastante avidità che non si ferma nemmeno davanti ad una diffusa corruzione politica ed alla guerra.


L'Africa produce oltre l’80% dei diamanti del mondo, il 70% del cobalto, il 50% dell’oro, il 40% del cromo, il 30% del platino e del manganese, il 28% dei fosfati, il 15-20% dell’antimonio, del rame e della bauxite, il 10% del petrolio, l’8,5% del ferro, e ancora uraniopiombo, stagno, zinco, gas naturale e molti altri minerali, tra cui, in particolare, ingenti giacimenti del preziosissimo coltanindispensabile all’industria delle telecomunicazioni.

Al summit minerario africano che si è svolto nel febbraio 2012 a Città del capo e dove si sono incontrati oltre 7.000 decisori del mondo minerario sono stati denunciati quelli che sono gli "scandali geologici" dell'Africa, frutto della colonizzazione mineraria. Mouhamadou Niang, capo della divisione industria e servizi della Banque africaine de développement, ha detto: "il nostro continente detiene un terzo delle riserve mondiali di minerali. Malgrado questo potenziale l'Africa rappresenta meno del 10% della produzione mineraria"Analoga denuncia è venuta dal ghaniano Sam Jonah: "il Ghana produce oro da circa un secolo...E nonostante questa lunga esperienza le miniere pesano per meno del 2% nell'economia nazionale".

Secondo lo studio di Ernst & Young presentato al summit nella Repubblica Democratica del Congo (Rdc) che ha le risorse minerarie più ambite ed importanti la produzione mineraria contribuisce solo al 3,6% del Pil.

La maggioranza dei gruppi minerari intervenuti sono stati messi di fronte alle nuove esigenze di governi che hanno a che fare con un'opinione pubblica sempre più consapevole del saccheggio neo-coloniale delle loro risorse e peraltro le primavere arabe sembrano essere per le multinazionali un forte campanello di allarme.

Come scrive il giornalista Christophe Le Bec di Jeune Afrique inviato al summit, “un un vento di patriottismo soffia sulle miniere” e nel mondo minerario africano suonano termini come “Revisione contrattuale, africanizzazione e nazionalizzazione”.


I conflitti armati per il controllo delle risorse

Negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso con le guerre di liberazione le allora colonie in Africa hanno via via conquistato l’indipendenza, ma con poche eccezioni le loro ricchezze sono rimaste sostanzialmente sotto il controllo delle ex potenze coloniali o sono diventate oggetto di spartizione tra élites locali corrotte legate ad interessi di grandi attori internazionali spesso in competizione fra loro.  


Per il pubblico europeo mantenuto nell'ignoranza dai media nazionali i conflitti del continente africano sono guerre dimenticate che vengono il più delle volte liquidate come conflitti tribali, etnici o religiosi. Il controllo delle ricchezze naturali come il petrolio, l’uranio, i diamanti, l’oro e il coltan è invece la vera posta in gioco delle lotte di potere che determinano tali conflitti e li mantengono in vita chiamando spesso in causa attori insospettabili. Grandi società minerarie che fanno affari con un certo regime o con una determinata forza ribelle mettono in campo ingenti somme di denaro destinate a perpetuare il conflitto.

La connessione tra le modalità con cui spesso avviene lo sfruttamento delle risorse e conflitti armati locali è stata oggetto di studio da parte del gruppo ad hoc di esperti incaricato dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di indagare su tale fenomeno nella Repubblica Democratica del Congo, paese ricchissimo di risorse minerarie, segnato da decenni di instabilità e di conflitti sanguinosi che hanno prodotto oltre 3 milioni di morti e 2 milioni di profughi, secondo stime del Consiglio di Sicurezza al 2003.

Nel rapporto del gruppo di esperti consegnato al Consiglio di Sicurezza nell'autunno 2003 si legge che:

il traffico di armi, lo sfruttamento illegale delle risorse naturali e permanenza dei conflitti appaiono strettamente collegati e ciascuno di questi tre elementi interagisce con gli altri due. Senza la ricchezza generata dallo sfruttamento illegale delle risorse naturali non si potrebbero comprare armi, e i conflitti non potrebbero essere perpetuati.
Peraltro alcune compagnie sfruttano e sono complici delle situazioni caotiche del paese, situazioni che consentono loro di ottenere concessioni o altri contratti a condizioni più favorevoli di quelle che riceverebbero in paesi dove regna pace e la stabilità. L’instabilità determina infatti una forte concorrenza tra i gruppi di potere che cercano di mantenere o espandere il controllo sul territorio.
Viene inoltre messo in evidenza che in  molti casi le compagnie minerarie straniere stipulano accordi con funzionari di governo o persone legate al mondo della politica corrotti per ottenere concessioni e licenze a condizioni favorevoli.

L'elenco delle compagnie e delle multinazionali coinvolte in tali traffici che viene allegato al rapporto riserva non poche sorprese.

La giornalista congolese Caddy Adzuba Furaha in un’intervista al Women News Networkdopo aver denunciato i femminicidi e gli stupri di guerra in atto nel suo paese, ha voluto sottolineare che “gli attori in questa guerra non sono solo africani. Le multinazionali svolgono un ruolo importante e agiscono nell’ombra. Tutti vogliono avere la loro quota di ricchezza illegale, e dietro questo conflitto ci sono paesi come gli Stati Uniti, Francia, Belgio, Inghilterra”.

Peraltro le rivalità tra Parigi e Washington contribuiscono all'aumento del commercio di armi nel continente: "Se da una parte entrambe le potenze hanno interesse a circoscrivere le aree di instabilità per non mettere a repentaglio le loro posizioni, dall'altra sono tentate di acquisire nuovi clienti con l'elargizione di armi e assistenza militare a governi, apparati paralleli e a gruppi ribelli" (così lo studio dell'Agenzia fides).



Scenari di guerra


L’Angola, fino a tutto il 2002 è stata devastata da un ciclo ventennale di guerra civile per il controllo delle miniere di diamanti. Così è successo anche in Sierra Leone e in Costa d’Avorio, paesi che solo nel 2007, dopo un ciclo sanguinoso di guerre civili, sembrano aver raggiunto una certa normalità.


Attualmente è tutto il Centroafrica ad essere sconvolto da conflitti per lo più combattuti da eserciti privati creati dalle élites al potere, da gruppi ribelli e da mercenari al soldo delle potenze occidentali o delle stesse società minerarie (vedi lo studio dell'Agenzia fides). Conflitti che fanno strage della popolazione civile e costringono i sopravvissuti alla fuga.

La Repubblica Centroafricanaricca di diamanti, oro e uranio, vede contrapposte le milizie Seleka (sospettate di aver ricevuto finanziamenti per mettere in fuga il presidente antifrancese Bozize (che nel 2008 aveva aperto il mercato nazionale alla Cina) alle milizie Anti Balaka. 

Il Sud Sudanregione a sud del Sudan particolarmente ricca di petrolio, che dopo vent'anni di guerra civile ha ottenuto nel 2011 l’indipendenza (fortemente sponsorizzata dalle potenze occidentali) dal Sudan (paese che ha aperto il suo mercato alla Cina siglando accordi con la  Chinese National Petroleum Corporation), oggi è teatro di violenti scontri tra due gruppi in lotta per la leadership all’interno del partito di governo: il presidente Salva Kiir Mayardit (che un anno dopo l’indipendenza, si è recato in visita ufficiale in Cina tornando con la promessa di investimenti nel proprio Paese per un totale di 8 miliardi di dollari) e il suo ex braccio destro, Riek Machar Teny.

Il Darfurregione ad ovest del Sudan, è ricca di una particolare qualità di petrolio che ha bisogno di un processo di raffinazione minimo. Dal 2003 è teatro di un feroce conflitto tra il governo centrale e i ribelli del SLA (Sudan Liberation Army) che chiedono maggiori diritti nella redistribuzione dei guadagni dalle estrazioni petrolifere.

Il Maliterzo produttore africano di oro e undicesimo mondiale, è una parte di Africa dove si giocano grandi interessi occidentali e che, negli ultimi anni, è diventata anche di grande interesse economico di altre potenze tra cui la Cina. In particolare, la regione dell'Azawad situata a nord del paese in prossimità di Arlit, città del Niger (quarto produttore mondiale di uranio), è strategicamente importante soprattutto per la Francia dato che in tale città vi opera la società francese Areva per l’estrazione dell’Uranio. L' intera regione che abbraccia il nord del Mali, Mauritania e Niger è stata poi definita dalla compagnia petrolifera Total un nuovo eldorado per  la grande ricchezza del suo sottosuolo. Nel paese si fronteggiano il movimento indipendentista MNLA -Movimento nazionale di liberazione dell’Azawad- dei Tuareg (gruppo di origine berbera che da anni si batte per ottenere condizioni di vita più degne e contro l’impatto devastante per l’ambiente causato dall'estrazione di uranio nella regione), gruppi islamisti provenienti dal Nord e dal gennaio 2013 le forze armate francesi dell'intervento "umanitario" Serval.   
  

La Nigeria, è straordinariamente ricca di petrolio, soprattutto nella zona sud-est del Delta del Niger dove numerose multinazionali provvedono all’estrazione del greggio.
L’attività di estrazione del greggio ha provocato l’inquinamento del bacino idrico e dei terreni, ha distrutto le coltivazioni di sussistenza ed espropriato i terreni alla popolazione nigeriana. L’attività petrolifera ha contribuito alla diffusione di malattie, tra cui varie forme di cancro. Gli ingenti danni ambientali e sociali causati dall’estrazione petrolifera hanno esasperato le popolazioni locali, costrette a fare i conti con le continue espropriazioni, la progressiva contaminazione del terreno e dei corsi d’acqua e le ripetute violenze da parte dei servizi di sicurezza delle compagnie transnazionali. Ne è derivata una escalation militare in cui intervengono l’esercito mandato a difendere le installazioni petrolifere, le milizie di sicurezza private delle industrie medesime e movimenti di protesta, tra cui l’insorgenza armata al-Sunna wa al Gama’a e il Movement for the emancipation of the Niger Delta.

Il Congo è ricchissimo di diamanti, oro e soprattutto del preziosissimo coltan che viene estratto in una zona del paese al confine con Rwanda e Uganda sotto il controllo di forze armate ribelli appoggiate da questi ultimi due paesi. In passato il Congo è stato oggetto di ripetute invasioni da parte di Rwanda e Uganda, sponsorizzati da Stati Uniti e Inghilterra. E' teatro di cruenti conflitti da circa un ventennio. Rwanda e Uganda sono diventati di fatto importanti centri internazionali del commercio di diamanti e di coltan sebbene si tratti di minerali che non si estraggano, o si estraggano in misura limitata, in ciascuno dei due paesi. Attualmente il paese è terreno di battaglia tra le truppe governative della FARDC e i ribelli del Movimento M23 nel contrapporsi degli interessi occidentali di Stati Uniti e Inghilterra da una parte e Francia dall’altra. 

mg     







aprile 07, 2014

MIGRAZIONI. Alì dagli occhi azzurri. La "Profezia" di Pier Paolo Pasolini.

                           



Questi versi vennero scritti nel 1964, quando ancora l'emigrazione italiana verso l'estero era ai massimi livelli e nessuno si immaginava che l'Italia sarebbe diventata un paese di immigrazione. Una "Profezia" quindi, ed è questo il titolo della poesia scritta da Pier Paolo Pasolini, uno dei maggiori artisti ed intellettuali italiani del XX secolo che considerava l'esistenza del Terzo Mondo per il mondo industrializzato uno scandalo. 


                            Alì dagli Occhi Azzurri 
............................uno dei tanti figli di figli, 
............................scenderà da Algeri, su navi 
............................a vela e a remi. Saranno 
............................con lui migliaia di uomini 
............................coi corpicini e gli occhi 
............................di poveri cani dei padri
sulle barche varate nei Regni della Fame. Porteranno con sé i bambini, 
e il pane e il formaggio, nelle carte gialle del Lunedì di Pasqua. 
Porteranno le nonne e gli asini, sulle triremi rubate ai porti coloniali.

............................Sbarcheranno a Crotone o a Palmi, 
............................a milioni, vestiti di stracci 
............................asiatici, e di camicie americane. 
............................Subito i Calabresi diranno, 
............................come da malandrini a malandrini:
............................«Ecco i vecchi fratelli, 
............................coi figli e il pane e formaggio!»
............................Da Crotone o Palmi saliranno 
............................a Napoli, e da lì a Barcellona, 
............................a Salonicco e a Marsiglia, 
............................nelle Città della Malavita. 
............................Anime e angeli, topi e pidocchi, 
............................col germe della Storia Antica 
............................voleranno davanti alle willaye.

............................Essi sempre umili 
............................Essi sempre deboli 
............................essi sempre timidi 
............................essi sempre infimi 
............................essi sempre colpevoli 
............................essi sempre sudditi 
............................essi sempre piccoli,
essi che non vollero mai sapere, essi che ebbero occhi solo per implorare, 
essi che vissero come assassini sotto terra, essi che vissero come banditi 
in fondo al mare, essi che vissero come pazzi in mezzo al cielo,

............................essi che si costruirono 
............................leggi fuori dalla legge, 
............................essi che si adattarono 
............................a un mondo sotto il mondo 
............................essi che credettero 
............................in un Dio servo di Dio, 
............................essi che cantavano 
............................ai massacri dei re, 
............................essi che ballavano 
............................alle guerre borghesi, 
............................essi che pregavano 
............................alle lotte operaie...
........................... deponendo l’onestà 
............................delle religioni contadine, 
............................dimenticando l’onore 
............................della malavita, 
............................tradendo il candore 
............................dei popoli barbari, 
............................dietro ai loro Alì
dagli Occhi Azzurri - usciranno da sotto la terra per uccidere – 
usciranno dal fondo del mare per aggredire - scenderanno 
dall’alto del cielo per derubare - e prima di giungere a Parigi
............................per insegnare la gioia di vivere, 
............................prima di giungere a Londra 
............................per insegnare a essere liberi, 
............................prima di giungere a New York, 
............................per insegnare come si è fratelli
............................- distruggeranno Roma 
............................e sulle sue rovine 
............................deporranno il germe 
............................della Storia Antica. 
............................Poi col Papa e ogni sacramento 
............................andranno su come zingari 
............................verso nord-ovest
............................con le bandiere rosse 
............................di Trotzky al vento...

 mg

marzo 12, 2014

TUNISIA. A Tunisi una conferenza internazionale sulla Donna e la Costituzione. Avvocate, professore universitarie e magistrate ne dibattono.


Il  26 gennaio scorso, l'Assemblea Nazionale Costituente (ANC) della Tunisia ha approvato con un consenso quasi plebiscitario la nuova Costituzione del Paese che garantisce la parità di genere.

In occasione della giornata internazionale della donna due importanti associazioni tunisine – Il CREDIF (Centro Ricerche, Studi, Documentazione e Informazione sulla donna) e l’Associazione Donna, Sviluppo e Solidarietà senza Frontiere- entrambe presiedute da donne, hanno organizzato a Tunisi per il 12 e 13 marzo una conferenza internazionale per dibattere sui diritti acquisti dalle donne tunisine nella nuova costituzione e sulla posizione della donna in altre legislazioni dei paesi arabi (in particolare Libia, Marocco, Giordania, Libano) e nelle convenzioni internazionali.


Una conferenza tutta al femminile in cui relatrici sono avvocate, professore universitarie e magistrate, esponenti del mondo accademico, giudiziario e professionale tunisino, libico, marocchino, giordano e libanese.



mg & rk

febbraio 19, 2014

AFRICA. L'Africa nell'opera di Sebastião Salgado. Il potere della dignità.





Sebastião Salgado è universalmente considerato il più grande fotografo documentarista contemporaneo. Le sue opere hanno fatto il giro del mondo ed esposte nei maggiori musei.

Nato nel 1944 nello Stato di Minas Geraisin Brasile, passa la sua infanzia nella “fazenda” di famiglia, una tenuta circondata per il 50% dalla foresta pluviale. Trasferitosi a San Paolo si laurea in economia e aderisce alla sinistra radicale brasiliana che si opponeva alla dittatura militare. Per questo motivo è costretto ad abbandonare il suo paese e a rifugiarsi a Parigi dove ottiene il dottorato in economia. In seguito lavora per una banca di investimenti e per alcuni progetti economici della Banca Mondiale in Africa. 


Nasce da quel momento il suo amore per la fotografia concepita come un mezzo per testimoniare e raccontare quelle realtà che i mezzi di comunicazione e di potere tradizionali tacciono. Una fotografia con una profonda anima sociale.Desidero -egli dice- che ogni persona che entra nelle mie esposizioni sia, al momento di uscire, una persona diversa". Nasce anche il suo amore per l’Africa, una terra che egli sente sorella. Una terra che era saldata al Brasile prima della formazione dei continenti e in cui ancora sono presenti le tracce di questa identità.




Salgado ha visitato centinaia di volte il continente africano. In un'intervista rilasciata in occasione della presentazione di una sua mostra fotografica sull'Africa egli dice: "è parte della mia vita. Le esperienze più importanti mi sono successe in questi viaggi. Cosa ho imparato? Il potere della dignità. E' un potere così forte che ho la speranza che riesca  a mettere fine alla miseria, alle guerre e all'ingiustizia che soffre questa gente. Il popolo africano è assai lavoratore, tuttavia non ha case, non ha sanità, non ha istruzione. E' ora che cominci a ricevere un poco di quel tanto che gli hanno tolto”. 

Nei suoi libri come Workers o Exodus vi sono i ritratti dell'Africa che parlano di sfruttamento, di lavoro schiavo, di guerre, di carestie, di fame, di una terra che è stata sottratta con la forza al suo popolo obbligato a trasformarsi in migranti, rifugiati, esiliati.



Tra il 1984 e 1985, come volontario di Medici Senza Frontiere, Salgado fotografa in tutta la sua crudeltà le vittime della fame di una delle grandi catastrofi umanitarie che ciclicamente  flagellano la regione del Shael.



La visione di tutte queste sofferenze segnano ben presto il fisico di Salgado. Furono soprattutto le atrocità del genocidio che si consumò nel 1994 in Rwanda.





In Rwanda- egli dice- vidi la brutalità totale, vidi la gente morire a migliaia al giorno. Persi la fiducia nella nostra specie. Non credevo che fosse più possibile per noi vivere.  Iniziai ad avere infezioni dappertutto”. Il medico gli disse: “hai visto così tanti morti che stai morendo anche tu..devi smettere”.





Lascia così la fotografia e torna in Brasile nella sua casa natale. Qui scopre però che la foresta pluviale che un tempo la circondava era stata perlopiù annientata. Dalla copertura originaria, superiore al 50%, era scesa a meno dello 0,5%. Era ormai una terra bruciata. “Il terreno era morto come me”, dice Salgado. E così decide di iniziare un progetto di riforestazione: oltre due milioni di alberi piantati. Fonda nello stato di Minas Gerais l’Istituto Terra una delle più importanti realizzazioni al mondo di rinnovamento del territorio naturale.

Non si sottolineerà mai abbastanza l’importanza di ricostruire ciò che abbiamo distrutto -egli dice- gli alberi sono la garanzia della nostra sopravvivenza. L’unica macchina al mondo in grado di riprodurre l’ossigeno e la costituzione e il mantenimento delle riserve idriche di un paese è proprio l’albero”.

Lavorando sulla ricostruzione di un paradiso come quello in cui era nato ha l’idea di mettere a punto un grande progetto fotografico, diverso però dai precedenti. Lo scopo doveva essere quello di cercare un modo nuovo di presentare il Pianeta Terra: questa volta non avrebbe puntato l’obiettivo sull’uomo e sulla sua lotta per la sopravvivenza, ma piuttosto sulle meraviglie che rimangono nel nostro pianeta. Su quella parte -forse un 45%- che è ancora estremamente viva come al tempo della Genesi. 

Da qui nasce Genesi, ultimo capolavoro di Salgado, un documentario durato otto anni e 32 viaggi ai confini del mondo che parla dell’umanità. Che vuole ricordare all’umanità le origini della sua specie, e anche le origini della vita, per educare alla consapevolezza di un progresso che sta distruggendo gli ecosistemi. Lo scopo era “cogliere con la macchina fotografica quella grande parte del pianeta che si presenta ecologicamente pura e, si potrebbe dire, ancora allo stato primordiale. Creare dunque una quantità d’immagini sufficiente a far capire al maggior numero possibile di persone che esiste una grande porzione del mondo ancora integra, allo stato della Genesi, e mostrare quanto proteggere questa parte sia fondamentale per tutti noi”.



“E’ la mia lettera d’amore alla terra scritta con le mie foto”, spiega Salgado in una recente intervista.

Nel suo libro "Dalla mia terra alla terra“, pubblicato quest’anno anche in Europa, Salgado raccoglie le sue riflessioni  e racconta, con parole e immagini, il viaggio dalla sua Terra, il Brasile, alla scoperta della nostra Terra, il pianeta.




 In questo video Sebastião Salgado si racconta 

febbraio 04, 2014

MAROCCO. Musica e immagini...


MAROCCO. Amina Filali e Fadoua Laroui. Dignità e Giustizia per le donne a costo della vita.




Il 22 gennaio scorso il Parlamento marocchino ha votato all'unanimità l’abrogazione del  paragrafo contenuto nell’art. 475 del codice penale relativo alle così dette "nozze riparatrici" che consentiva a chi avesse abusato di una minore di evitare il carcere ove avesse sposato la sua vittima. 

Una norma questa dettata a salvaguardia dell’”onore della famiglia” e a cui le giovani marocchine difficilmente potevano sottrarsi in quanto la violenza è uno stigma e un disonore che ricade sulla donna, non più vergine e destinata a restare nubile, anziché sul maschio delinquente. Di fatto in virtù di tale norma i giudici e la famiglia hanno sempre preferito "giungere a un accordo" col violentatore per  "evitare lo scandalo" piuttosto che punire.


AMINA FILALI

L’abrogazione della norma avviene a due anni dal suicidio di Amina Filali,  la sedicenne marocchina che nel marzo del 2012 si tolse la vita perché non poteva più tollerare di vivere insieme al marito che la maltrattava e che era stata costretta a sposare in virtù delle ”nozze riparatrici". Un gesto il suo che fece il giro del mondo e scosse profondamente il paese portando in piazza lo sdegno e la mobilitazione di molti marocchini, donne e uomini, movimenti femminili e dei diritti umani e costrinse la società marocchina a rompere il silenzio e a parlare dei propri tabù.



Per inciso va detto che in Italia la norma sulle ”nozze riparatrici" contenuta nell’art. 544 del codice penale venne abrogata solo nel 1981, ben sedici anni dopo (!) il clamore sollevato dal caso della giovane siciliana Franca Viola che rifiutò il matrimonio riparatore col suo violentatore.


FADOUA LAROUI

Un anno prima del suicidio di Amina, nel febbraio del 2011, un’altra donna marocchina si era tolta la vita dandosi fuoco per denunciare col suo gesto estremo le condizioni sociali e le ingiustizie che subiscono in Marocco le ragazze madri. Fadoua Laroui era nubile e madre di due figli, uno status che in Marocco equivale a quello di prostituta. Per anni sopportò questo stigma sociale, ma non poté sopportare l’ingiustizia di vedere distrutta la baracca in cui viveva e vedersi negato il diritto ad un alloggio sociale per sé e per i suoi figli, diritto che le veniva negato in quanto madre single.



DIGNITA’ E GIUSTIZIA

I gesti disperati di Amina e Fadoua che chiedevano dignità e giustizia hanno alzato il livello della protesta  e l’impegno del mondo femminile marocchino verso riforme più radicali che rendano la legislazione marocchina conforme al dettato dell’art.19 della Costituzione: “Gli uomini e le donne godono di pari diritti umani e libertà di civili, politici, economici, sociali, culturali e ambientali, come indicato in questa e altre disposizioni della Costituzione, così come le convenzioni e patti debitamente ratificati dal Regno e che, in conformità con le disposizioni della Costituzione, delle costanti e le leggi del Regno. 
Il governo marocchino sta lavorando per raggiungere la parità tra uomini e donne”


Nel 2004 venne introdotta la riforma del Codice di Famiglia (Moudawana). Una storica vittoria per il movimento femminista marocchino che si batte per l’emancipazione della donna in Marocco.

Rispetto al testo che vigeva dal 1957, il Codice riformato introduceva sostanziali differenze come: l’abolizione del wali (tutore – generalmente il padre o il fratello maggiore della sposa, che doveva esprimere il proprio consenso al matrimonio); il divorzio consensuale; la ripartizione dei beni matrimoniali; il diritto materno alla tutela dei figli o al domicilio familiare in caso di divorzio; il vincolo del benestare della donna alla poligamia del marito; Il limite di età per il matrimonio, passato da 15 a 18 anni per arginare i matrimoni imposti e combinati.

A dieci anni dalla riforma tuttavia emergono limiti e difetti di un Codice che ancora incontra resistenze e che, al tempo stesso, non basta più a coprire le esigenze di una società che muta.

Oggi numerose associazioni femminili lamentano la mancata applicazione in sede giudiziaria di molte delle norme previste dal Codice riformato, come, per esempio, quella sull'età per contrarre matrimonio: nel 2007 i giudici hanno autorizzato circa l'85% di matrimoni precoci.  

Peraltro il codice sembra oggi già invecchiato e i prossimi passi saranno quelli che chiederanno di rivedere le norme sulla poligamia (da tempo proibita in Tunisia), sulla violenza domestica e sulla ripartizione egualitaria dell’ eredità. 
Un cammino irto di ostacoli, come dimostrano le minacce di morte fatte a Driss Lachgar, segretario socialista marocchino, per aver proposto l'abolizione della poligamia. 



Leggi anche, su questo blog, ASMA LAMRABET e SOUHEIR KATKHOUDA in atti del Seminario organizzato da Casa Africa, "Islam e Femminismo, Stereotipi Occidentali e Complessità dell'Universo Femminile Islamico", Sanremo, 12 maggio 2012.


mg

febbraio 01, 2014

BRASILE. Mondiali di Calcio 2014, è allarme “Turismo Sessuale Infantile”.




Sfruttamento sessuale commerciale infantile, 

un crimine in forte crescita


L’utilizzo di bambini a fini sessuali da parte degli adulti non è un fenomeno nuovo, esiste da secoli in molte società. Tuttavia negli ultimi decenni ha cessato di essere un fenomeno occasionale e marginale per diventare un fenomeno di massa, un mercato organizzato e strutturato che vede spesso l’implicazione della delinquenza organizzata.

Si inserisce nel più ampio contesto del mercato del sesso, diventato un settore trainante dell'economia mondiale che muove annualmente una quantità di denaro che è superiore al totale di tutti i bilanci militari nel mondo (tra 5000 e 7000  miliardi di dollari americani) e implica la partecipazione di multinazionali e imprese quotate in borsa


Le cause che fomentano questo tipo di mercato sono varie e di carattere socio-economico. Da un lato, sotto il profilo dell’offerta, vi è la povertà dei paesi sottosviluppati e in via di sviluppo che esportano la materia prima attraverso la tratta e le migrazioni o la forniscono in loco col turismo sessuale. Responsabile l’attuale  modello economico globale che ha aumentato in maniera esponenziale la distanza tra povertà e ricchezza. Tuttavia ultimamente nei paesi più sviluppati, tra cui l'Italia, si sta assistendo alla nascita di un nuovo tipo di offerta da parte di minorenni benestanti e di "buona famiglia" che offrono prestazioni sessuali in cambio di denaro per soddisfare i propri capricci.



D’altro lato, sotto il profilo della domanda vi è il cambiamento significativo di valori nelle relazioni umane e la diffusione di una nuova concezione di bene di consumo, cioè di cosa è lecito vendere e comprare. Il mercato della sessualità infantile, non è più infatti un mercato ristretto per pochi pedofili o persone affette da un qualche disturbo psichiatrico, ma coloro che ne usufruiscono sono sempre più adulti normali e professionisti insospettabili

L’industria della pornografia rappresenta a sua volta il motore di questo tipo di mercato. In particolare quella informatica grazie al suo carattere transnazionale e alle tecniche che ne consentono l’utilizzo in modo pressoché anonimo è diventata il principale strumento di diffusione della pornografia più trasgressiva (pornografia dura). Questa è la prima tappa del percorso che porta alla pornografia infantile.

Studi scientifici hanno dimostrato infatti che gli usuari di pornografia infantile non cercano in prima battuta questo tipo di pornografia, non sono cioè dei pedofili, ma procedono per tappe, attraverso la pornografia adulta e soprattutto quella dura.


I siti pedo-pornografici offrono poi a loro volta informazioni e incentivano il mercato della prostituzione infantile low cost, e cioè il Turismo Sessuale Infantile, anch'esso diventato un fenomeno di massa sebbene sia proibito ormai in quasi tutti i paesi. 

Il turismo sessuale infantile

Nelle strade di Patpong, quartiere a luci rosse di Bangkok è comune questo detto:"a dieci anni sei giovane, a venti sei vecchia, a trenta sei morta"




Alcuni dati

Secondo l’Organizzazione Mondiale del Turismo ogni anno almeno 3 milioni di persone partono per viaggi a scopo sessuale, di cui un sesto è alla ricerca di minorenni, con un volume di affari complessivo intorno agli 80/100 miliardi di dollari.

Le destinazioni più frequentate sono quelle zone dell’Asia, Africa e Latinoamerica dove la miseria espone la popolazione e i minori ad una maggiore vulnerabilità.

I fruitori dello sfruttamento sessuale dei minori sono per il 65% turisti occasionali, per il 30% turisti abituali e solo per il 5% pedofili. Il 37% dei fruitori ha una fascia d’età dai 31 ai 40 anni e sono per la quasi totalità occidentali. L’età del turista sessuale, che si è andata ultimamente abbassando (tra i 20 e i 40 anni),  non corrisponde quindi al vecchio cliché del pedofilo classico.

Insieme a portoghesi e tedeschi gli italiani sono in prima linea come criminali-clienti di turismo sessuale infantile.

Le vittime del turismo sessuale sono per il 60% comprese in una fascia d’età tra i 13 e i 17 anni, per il 30 % dai 7 ai 12 anni, per il 10% perfino da 0 a 6 anni! Il 75% dei minori coinvolti sono femmine.

Le ragioni che inducono un turista sessuale ad andare alla ricerca di sesso con bambini e adolescenti sono soprattutto l'anonimato e la supposta impunità data la lontananza dal paese d’origine; il razzismo (la vita e le sofferenze dei bambini di altri paesi valgono meno di quelle dei nostri); la falsa credenza che fare sesso con bambini sia a minor rischio AIDS.


Le immagini drammatiche e sconcertanti di questo servizio, realizzato da Rai3, ci raccontano le modalità con cui avviene il traffico di bambini a Pattaya, in Thailandia, il triste destino delle vittime e il profilo dei delinquenti-clienti.

Il video è piuttosto lungo, ma merita di essere visto fino alla fine.





I Mondiali di Calcio


I mondiali di calcio, soprattutto quando si svolgono nei paesi dove ancora vi sono situazioni di povertà estrema, rappresentano un’occasione per lo sviluppo di questo tipo di turismo.

Quest’anno i mondiali di calcio si terranno in Brasile dal 12 giugno al 13 luglio. Sono già mezzo milione (stime UNICEF) i ragazzini e le ragazzine vittime di prostituzione in Brasile. Il timore è che la piaga dilaghi ulteriormente, proprio come è accaduto in Sudafrica quando, in occasione della Coppa del Mondo, il traffico sessuale infantile aumentò del 20 per cento. 

    
In coincidenza con il sorteggio dei gironi, a Salvador è stata lanciata la campagna "Don't look away" (non voltarti dall’altra parte), promossa in vari Paesi da una rete di associazioni, guidate da Ecpat International –End Child Prostitution, Pornography and Trafficking-, per combattere il turismo sessuale e lo sfruttamento sessuale minorile.


Negli aeroporti, negli hotel, nei taxi, nei bar, dunque, gli stranieri riceveranno materiale che li invita a denunciare casi di prostituzione minorile di cui siano a conoscenza chiamando il numero verde 100,  e li avverte che in Brasile il cliente di prostituzione minorile può essere condannato alla reclusione da 4 a 10 anni.



Questo il trittico realizzato da IBEPIS.ORG che potrete diffondere voi stessi cliccando QUI









Peraltro la legge italiana prevede la punibilità in patria del cittadino italiano che commetta questo crimine all'estero (art. 604 c.p.). Al suo rientro in patria quest’ultimo potrà essere condannato, a seconda dell’età della vittima, con la reclusione da uno a 14 anni.  





Thailandia, culla del turismo sessuale


La nascita dell'industria del turismo "con sesso" risale al 1967, quando, durante la guerra del Vietnam, i governi degli Stati Uniti e della Thailandia sottoscrissero l' accordo "R&R" (Repose and Relax) che premiava i soldati americani con viaggi in Thailandia, intrattenimenti sessuali inclusi.

I pacchetti turistici con sex tour incluso cominciarono poi ad essere venduti soprattutto in Giappone come vacanze-premio per dirigenti d’impresa.

Fu così che, anche su suggerimento della Banca Mondiale, la Thailandia cominciò a dare al suo turismo questa sordida specializzazione. 

mg