agosto 08, 2015

MIGRAZIONI. Sono già oltre 2mila i migranti morti quest'anno nel Mediterraneo





L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) ha reso noto che dall’inizio dell’anno ad oggi sono oltre 2mila i migranti morti nel Mediterraneo nel tentativo di raggiungere le coste europee. Un dato in forte crescita rispetto allo stesso periodo dello scorso anno in cui furono 1.674 i migranti deceduti e, con tutta probabilità, destinato a superare le 3.279 unità del 2014.

Ma questi numeri potrebbero essere ancora più elevati, avvisa l’OIM, dato che è impossibile avere dati precisi e vi è la possibilità che vi siano imbarcazioni che sono affondate senza essere state soccorse o persone scomparse in mare che non si conosceranno mai più.

Dall’inizio dell’anno sono circa 188mila i migranti soccorsi nel Mediterraneo, grazie al potenziamento dell’operazione Triton, arrivati per metà in Italia (97.000) e per metà in Grecia (90.500).

Le perdite maggiori si sono registrate tra coloro che cercavano di raggiungere l’Italia (1.930 migranti deceduti, a fronte dei 60 deceduti tra quelli che cercavano di raggiungere le coste greche) a causa delle turbolenze e delle correnti che si registrano nel  Canale di Sicilia nei 145 km che separano le coste libiche da quelle italiane.


La chiusura delle frontiere terrestri del Nord Europa e le politiche dei membri dell’UE fanno sì che molti migranti scelgano la rotta più pericolosa del Mediterraneo. 

Chi respinge le domande di asilo nell’UE? Percentuali delle risposte negative e positive . Dati Eurostat 2014

Fonte euronews

mg


Sullo stesso argomento leggi nel nostro blog:








luglio 31, 2015

UNIONE EUROPEA, ostaggio del colonialismo finanziario


In questo importante e chiaro articolo Gustavo Zagrebelski riflette sulla tragica vicenda della "riduzione in schiavitù" da parte del capitale finanziario della Grecia. Un paese ridotto sul lastrico al pari di un qualsiasi debitore privato fallito e costretto a dare in garanzia ai creditori il suo stesso territorio nazionale.

Un potere, quello del capitale finanziarioche ha allargato i suoi tentacoli su tutte le attività economiche a livello planetario incrementando l'economia criminale, il terrorismo, i conflitti e speculando sulla pace nel mondo.  



  
 "Si parla di fallimento dello Stato come di cosa ovvia. Oggi, è “quasi” toccato ai Greci, domani chissà. È un concetto sconvolgente, che contraddice le categorie del diritto pubblico formatesi intorno all’idea dello Stato. Esso poteva contrarre debiti che doveva onorare. Ma poteva farlo secondo la sostenibilità dei suoi conti. Non era un contraente come tutti gli altri. Incorreva, sì, in crisi finanziarie che lo mettevano in difficoltà. Ma aveva, per definizione, il diritto all’ultima parola. Poteva, ad esempio, aumentare il prelievo fiscale, ridurre o “consolidare” il debito, oppure stampare carta moneta: la zecca era organo vitale dello Stato, tanto quanto l’esercito. Come tutte le costruzioni umane, anche questa poteva disintegrarsi e venire alla fine. Era il “dio in terra”, ma pur sempre un “dio mortale”, secondo l’espressione di Thomas Hobbes. Tuttavia, le ragioni della sua morte erano tutte di diritto pubblico: lotte intestine, o sconfitte in guerra. Non erano ragioni di diritto commerciale, cioè di diritto privato.

Se oggi diciamo che lo Stato può fallire, è perché il suo attributo fondamentale — la sovranità — è venuto a mancare. Di fronte a lui si erge un potere che non solo lo può condizionare, ma lo può spodestare. Lo Stato china la testa di fronte a una nuova sovranità, la sovranità dei creditori.

Esattamente come è per le società commerciali. I creditori esigono il pagamento dei loro crediti e, se il debitore è insolvente, possono aggredire lui e quello che resta del suo patrimonio e spartirselo tra loro.

Nell’Antichità, i debitori insolventi potevano essere messi sul lastrico e perfino ridotti in schiavitù dai creditori insoddisfatti. Lo Stato, quando fallisce, si trova in condizione analoga. Tanto più aumenta la sua “esposizione”, tanto meno è in condizione di resistere alle richieste espropriative dei creditori, anche le più pesanti e inimmaginabili. Abbiamo sorriso di Totò che vendeva ai turisti la Fontana di Trevi. La realtà supera la fantasia, se è vero che, tra le possibili garanzie dello Stato debitore, i creditori considerano imprese pubbliche, isole, porti, ferrovie, monumenti, ecc. Quanto sarà valutato il Partenone e, forse, per l’appunto la Fontana di Trevi?

Le armi dei creditori sono la promessa di salvezza e la minaccia di rovina, la carota e il bastone. Lo scenario immediato è la fine della “liquidità” degli istituti di credito, il panico tra i risparmiatori, l’impossibilità per lo Stato di pagare debiti, stipendi, pensioni, la disperazione dilagante; a media scadenza, chiusure e fallimenti d’imprese, disoccupazione, miseria. Chi potrebbe resistere alla forza intimidatrice di una simile catastrofe annunciata e alla forza seduttiva di qualunque prospettiva salvifica, fosse anche accompagnata da condizioni iugulatorie?

È quanto è toccato alla Grecia, con somma drammaticità ed evidenza. Il premier ha chiesto al Parlamento il voto a favore di un insieme di provvedimenti impostigli, ch'egli stesso dichiarava essere contrari al programma politico col quale si era presentato alle elezioni, vincendole. Non s’era mai vista così chiara, in Europa, una tale contraddizione. Egli era lì in base alla forza conferitagli dal suo popolo, confermata in referendum, e doveva smentire se stesso e riconoscere l’esistenza d’un’altra forza, alla quale non poteva resistere. L’imposizione, che lo Spiegel ha definito “catalogo delle atrocità”, comprende cose come le proprietà pubbliche, le misure di alleggerimento del malessere sociale, l’abolizione della contrattazione collettiva, il licenziamento di gruppo, le ipoteche su beni dello Stato, le aliquote Iva, le pensioni, perfino il codice di procedura civile (per rendere più efficace la liquidazione dei beni dei debitori insolventi).

S’è detto, con una certa superficialità: niente di sconvolgente. La Grecia, come tutti i Paesi dell’Unione Europea, ha da tempo accettato limiti alla sua sovranità a favore dell’Europa. La prova cui è sottoposta la Grecia sarebbe perciò una vittoria dell’Europa.

Basta dirle, cose come queste, per comprenderne l’assurdità. E non perché alcuni Stati abbiano fatto la parte del leone (la Germania, gli Stati baltici, ecc.) e altri della pecora, ma per una ragione più profonda: di fronte alla Grecia non c’era l’Europa, ma la finanza che si fa beffe di formalità e competenze codificate. Chi, in Europa, ha preso decisioni non ha agito “in quanto Europa”, ma in quanto rappresentante di interessi finanziari. Al capezzale della Grecia erano in tanti: Banca centrale europea (istituzione indipendente con compiti di equilibrio finanziario della “zona euro”), Fondo monetario internazionale (che si occupa del salvataggio di Stati a rischio in tutto il mondo) e anche — anche — organi vari dell’Europa (Eurogruppo, Eurosummit, il Consiglio europeo). Singoli capi degli esecutivi dei Paesi economicamente più “pesanti”, a tu per tu tra loro (Germania e Francia) hanno svolto la parte decisiva, senza alcun “mandato europeo”. Le “sanzioni” alla fine deliberate non trovano alcun fondamento nei Trattati. La “troika”, che ora ritorna in Grecia come commissaria ad acta, non è organo dell’Europa, è organo de facto degli interessi finanziari che s’intrecciano tra Commissione europea, Bce e Fmi. L’Europa come tale è stata totalmente assente. La condizione della Grecia non è quella di chi si è vista limitare la sovranità perché l’ha ceduta: è quella di chi ha subito il colpo d’un sovrano di tutt’altra specie — che qualcuno ha definito "colonialista finanziario"— con tante teste.




Pecunia regina mundi. L’erosione della sovranità statale a opera della finanza sembra dare ragione a questa tragica massima. Perché tragica? Innanzitutto, perché la finanza, come lo spirito, soffia dove vuole, irresponsabile di fronte alle comunità umane su cui scarica la sua forza, investendo o disinvestendo risorse, senz'altra guida se non l’accrescimento della sua potenza. Agli Stati indebitati e insolventi si può rimproverare il loro spirito di cicale. Ma il potere finanziario, nel suo insieme, vive di indebitamenti e accreditamenti ed è perciò amico delle cicale. Senza cicale e solo con formiche non potrebbe esistere. Onde, è vuoto moralismo il rimprovero d’essersi indebitati, quando proprio i creditori sono interessati al loro indebitamento. In secondo luogo, l’erosione della sovranità è la resa alla legge dei più forti".



Fonte Inchiestaonline. Articolo su La Repubblica del 28/07/2015.

mg

giugno 30, 2015

MIGRAZIONI. Il rapporto ACNUR: quasi 60 milioni le persone costrette a fuggire dalle loro case in tutto il mondo. Un Esodo di cui l'Europa è solo un'appendice


Il 18 giugno scorso l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (ACNUR-UNHCR) ha pubblicato il rapporto annualeGlobal Trends, dando la notizia che sono  quasi 60 milioni le persone costrette a fuggire dalle loro case in tutto il mondo.

Ogni giorno in media 42.500 persone diventano rifugiate, richiedenti asilo o sfollati interni.

In tutto il mondo, una persona ogni 122 è un rifugiato, un richiedente asilo o sfollato interno. 

Il 50% della popolazione mondiale dei rifugiati è costituito da donne e bambine (Fonte ACNUR).

Si tratta migrazioni forzate provocate da guerre e conflitti (v. il nostro post: "Scenari di Guerra") che hanno raggiunto livelli mai sinora registrati e i numeri sono in continua crescita. Non a caso il rapporto è intitolato "Mondo in Guerra".

Negli ultimi cinque anni, prosegue il rapporto, sono scoppiati o si sono riattivati almeno 15 conflitti: otto in Africa (Costa d'Avorio, Repubblica Centrafricana, Libia, Mali, nord-est della Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Sud Sudan e quest'anno Burundi); tre in Medio Oriente (Siria, Iraq e Yemen); uno in Europa (Ucraina) e tre in Asia (Kirghizistan, e diverse aree del Myanmar e del Pakistan). Solo poche di queste crisi possono dirsi risolte e la maggior parte di esse continua a generare nuovi esodi forzati. Nel 2014 solamente 126.800 rifugiati hanno potuto fare ritorno nei loro paesi d'origine, il numero più basso in 31 anni.

Fonte thepostinternazionale


L’escalation è iniziata con la guerra in Siria. Dalla fine del 2014 quasi 4 milioni di siriani sono stati costretti a fuggire dal loro Paese e 7,6 milioni sono sfollati all'interno del loro Paese. Nel mondo un profugo su cinque è siriano.

Sia per la speranza di tornare presto a casa sia per l’impossibilità economica di spingersi oltre molti sono quelli che cercano rifugio in altre zone del proprio paese (sfollati interni) o in Paesi confinanti. Per tale ragione i primi paesi al mondo per numero di rifugiati sono spesso i paesi più poveri, meno sviluppati o in via di sviluppo:





In Libano ci sono 247 rifugiati ogni 1000 abitanti, mentre in Giordania ce ne sono 144.

L’emergenza dei rifugiati va contestualizzata nel più ampio quadro del fenomeno migratorio a livello mondiale. Circa il 3% della popolazione mondiale si sposta. Secondo i dati dell’International Migrant Stock sono infatti più di 215 milioni gli odierni migranti!.

Uno spostamento epocale di esseri umani che lambisce appena l’Europa. Libano, Turchia e Giordania da sole accolgono più rifugiati dei 28 Paesi dell’Unione messi insieme.

Il rapporto dell’ACNUR del 5 giugno ha calcolato infatti che sono 103.490 i rifugiati o richiedenti asilo arrivati in Europa attraverso il Mediterraneo nel corso del 2015Tra questi 54.000 sono sbarcati sulle coste italiane, 48.000 in Grecia, 1.400 in Spagna e 91 a Malta.

L’Unione Europea ha una popolazione di circa 500 milioni di abitanti e si considera in stato d’assedio perché poco più di centomila rifugiati hanno raggiunto le sue coste, incapace perfino di decidere quali dei suoi 28 Paesi dovranno accoglierne meno della metà.

Dopo molte ore di discussioni al Consiglio europeo del 25/26 giugno scorso, i Capi di Stato e di Governo dei 28 Paesi UE non sono stati in grado, infatti, di giungere ad un accordo sulla ripartizione, secondo quote obbligatorie, dell'esiguo numero di 40.000 richiedenti asilo provenienti da Siria e Eritrea (Fonte: Apiceuropa)

Per respingere l’"assedio" l’Europa si barrica e così l’Ungheria decide di alzare un muro sul confine serbo per arginare l’afflusso dei rifugiati che dalla Grecia attraversano i Balcani per raggiungere i paesi del nord-europa. Secondo un rapporto del collettivo di giornalisti ed esperti internazionali Migrants files negli ultimi anni i Paesi europei hanno speso circa 11,3 miliardi di euro per espellere i migranti irregolari e 1,6 miliardi per rafforzare i controlli alle frontiere.


Nelle conclusioni del Consiglio europeo del 25/26 giugno scorso sopra citato la priorità non è data all'accoglienza ma alle misure di controllo delle frontiere esterne, al potenziamento anche economico degli organismi a tal fine preposti, come Frontex, ed alla mobilitazione di tutti gli strumenti a disposizione per promuovere la riammissione dei migranti irregolari nei paesi di origine e di transito (v. la contraria risoluzione dell'Europarlamento) .

Lo stesso presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha affermato che la priorità è il contenimento dell’immigrazione clandestina e nel comunicato finale del vertice si legge che   - "i leader dell'UE hanno sottolineato anche l'esigenza di accelerare i negoziati sulla riammissione con i paesi terzi e hanno concordato di rafforzare i poteri di Frontex per contribuire al rimpatrio dei migranti illegali”.

Pare opportuno a questo punto ricordare il monito del giornalista francese Bernard Guetta“i  rifugiati sono nostri alleati, perché la loro fuga evidenzia la barbarie di quei jihadisti che temiamo e vogliamo combattere. Sono nostri alleati, ma noi li respingiamo permettendo ai jihadisti di prendersi gioco delle democrazie arabe e dei loro presunti alleati europei”.

Ma pare altresì opportuno richiamare i Paesi europei alle loro responsabilità. Quelle di aver contribuito a determinare la maggior parte delle situazioni di instabilità e di conflitto dalle quali questa marea umana fugge grazie ad una politica neo-coloniale scriteriata per accaparrarsi posizioni di dominio in Medio Oriente e in Nord Africa e per saccheggiare le ricchezze dell'intero continente africano (v. i nostri post "Parla la nuova Africa"   e "Scenari di guerra").   

Quanto all’Italia il numero di rifugiati rimane perfino al di sotto di quello, già di per  modesto, degli altri paesi europei. In media, infatti, l’Italia accoglie un rifugiato ogni mille persone, ben al di sotto della Svezia (più di 11 rifugiati ogni mille), della Francia (3,5 ogni mille) e della Germania che solo lo scorso anno ha ricevuto (e accettato nella sua gran parte) 173.000 richieste di asilo, un terzo del totale europeo e più del doppio della Svezia, che occupa il secondo gradino del podio (Fonte: Meltingpot).

Con 76.000 rifugiati accolti, poco più di uno ogni 1000 abitanti, il nostro paese si colloca al 69° posto della classifica mondiale per numero di rifugiati ogni 1000 abitanti. 



Occorre poi sottolineare che la situazione italiana sconta inefficienze, paurose lentezze burocratiche e scarso rendimento degli organi preposti (Commissioni territoriali) alla valutazione delle domande di asilo, con tempi biblici che tengono decine di migliaia di persone parcheggiate in campi di accoglienza con il potenziale di diventare vere e proprie polveriere sociali (Fonte: ilsole24ore)

mg


giugno 14, 2015

CASA AFRICA. Dal 18 al 20 giugno saremo alla 10ͣ edizione della Festa dei Popoli di Sanremo


Sabato 20 giugno sul palco di Piazza San Siro 
un coro di giovanissime di origine marocchina 
porterà i saluti della comunità musulmana 
con la canzone "Allah ya moulana",
una preghiera per la pace.  





maggio 30, 2015

IRAN. Concorso di vignette anti Isis organizzato dall'irancartoon.com


Organizzato a Teheran un concorso di vignette contro lo Stato sedicente Islamico che si concluderà con la premiazione del vincitore il 31 maggio.


A dare la notizia è l’agenzia Irna, Agenzia di Stampa della Repubblica Islamica. Il concorso è stato organizzato dalla Casa della Vignetta dell’Iran, irancartoon.com  che rimanda al sito arabo della manifestazione, dove è visibile la galleria completa.



Tra gli obiettivi del concorso vi è anche quello di svelare il volto dei sostenitori dell’Isis, tra cui USA, Israele, Turchia e Arabia Saudita.







Oltre 280 opere, provenienti da circa 40 paesi (tra cui anche l’Italia), sono esposte in quattro centri culturali della capitale: Bahman, Arasbaran, Aftab e Osveh.

L'Iran è impegnato nell'attività internazionale a sostegno dell'esercito iracheno contro le milizie dell'Isis che attualmente hanno conquistato gran parte del territorio siriano e iracheno arrivando a Palmyra e Ramadi, due città situate in prossimità delle capitali Damasco e Baghdad.





maggio 01, 2015

MIGRAZIONI. Risoluzione dell'Europarlamento: adottare un sistema vincolante di quote per la ripartizione dei rifugiati e ampliare il mandato Triton per le operazioni di soccorso.




PARLAMENTO EUROPEO
Comunicato stampa

Con Risoluzione del 29 aprile 2015 “sulle recenti tragedie nel Mediterraneo e sulle politiche dell'UE in materia di migrazione e asilo (2015/2660(RSP)”, il Parlamento Europeo ha chiesto che l’Unione Europea adotti un sistema vincolante di quote per la ripartizione dei richiedenti asilo ed un ampliamento dell’operazione Triton per le operazioni di soccorso.

Questo il testo del comunicato stampa dell'Europarlamento che sintetizza il contenuto della risoluzione (leggibile qui).

L'UE dovrebbe fare tutto il possibile per evitare ulteriori perdite di vite umane in mare, ad esempio ampliando il mandato dell'operazione "Triton" per includere anche "le operazioni di ricerca e soccorso a livello di UE. I deputati chiedono inoltre alla Commissione di fissare una quota vincolante per la ripartizione dei richiedenti asilo tra tutti gli Stati membri e più finanziamenti ai programmi di reinsediamento.

Nella risoluzione, approvata con 449 voti a favore, 130 contrari e 93 astensioni, peraltro non vincolante per il Consiglio Europeo, si afferma:
  • I deputati invitano l'UE e i suoi Stati membri "a definire un mandato chiaro per Triton, in modo da ampliarne l'ambito di intervento e il mandato per le operazioni di ricerca e soccorso a livello di UE" (attualmente, Triton è coordinato dall'agenzia UE Frontex e la sua missione si estende fino a 30 miglia nautiche dalle coste italiane).
  • Gli Stati membri dovrebbero "fare tutto il possibile per identificare i corpi e le persone scomparse" e "fornire le risorse necessarie a garantire che gli obblighi di ricerca e soccorso siano di fatto rispettati", incluso un aumento di fondi per Frontex e l'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo (EASO).
  • Il Parlamento chiede che "sia messa a punto un'operazione umanitaria europea di ricerca, solida e permanente, che, come Mare Nostrum, sia operativa in alto mare e alla quale contribuiscano tutti gli Stati membri sia con risorse finanziarie che con attrezzature e mezzi" e sollecita l'UE a cofinanziare tale operazione.


Rafforzare la solidarietà e la condivisione delle responsabilità tra i paesi dell'UE

Il Parlamento deplora che il Consiglio europeo del 23 aprile non si sia impegnano per istituire un meccanismo vincolante di solidarietà in tutta l'UE.

Per rispondere alle recenti tragedie nel Mediterraneo con "solidarietà e equa ripartizione della responsabilità", i deputati affermano che:
  • la Commissione europea dovrebbe fissare una "quota vincolante" per la ripartizione dei richiedenti asilo tra tutti i paesi UE;
  • gli Stati membri dovrebbero utilizzare appieno le possibilità esistenti per il rilascio dei visti umanitari e prendere in seria considerazione la possibilità di applicare la direttiva del 2001 sulla protezione temporanea oppure l'articolo 78, paragrafo 3, TFUE, i quali prevedono entrambi un meccanismo di solidarietà in caso di afflusso massiccio e improvviso di sfollati;
  • i paesi dell'Unione europea dovrebbero fornire un maggiore contributo ai programmi di reinsediamento esistenti, le regole del sistema europeo comune di asilo devono essere rapidamente e integralmente recepite nel diritto nazionale e attuate da tutti gli Stati membri partecipanti.

Cooperazione con i paesi terzi e lotta contro gli scafisti

La risoluzione chiede un più stretto coordinamento delle politiche dell'UE e degli Stati membri nell'affrontare le cause all'origine della migrazione e una maggiore cooperazione con i paesi partner in Medio Oriente e in Africa.

Chiede anche sanzioni penali il più possibile severe contro la tratta di esseri umani e il traffico di migranti ed esorta gli Stati membri e le agenzie dell'UE a collaborare più strettamente per individuare e tracciare il finanziamento di queste reti criminali e identificare il loro modus operandi, per impedire loro di arricchirsi mettendo a repentaglio la vita dei migranti.

Si denuncia che

Oltre 1500
persone hanno perso la vita nel Mar Mediterraneo dall'inizio del 2015, secondo i dati dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni.

vengono svelate le lacune di Triton che il Consiglio Europeo intende invece mantenere in vita:
(guarda anche il video)

“Operazione congiunta coordinata da Frontex, pienamente operativa dal 1° novembre 2014.
Estensione fino a 30 miglia dalle coste italiane (non le aree dove stanno annegando i migranti).
Bilancio iniziale: 2,9 milioni di euro mensili, a fronte degli oltre 9 milioni di euro mensili che erano a disposizione di Mare Nostrum.
Il Consiglio Europeo del 23 aprile scorso si è impegnato a rafforzare l'operazione Triton aumentandone il finanziamento e i  mezzi, ma non il suo ambito di intervento”.

aprile 22, 2015

MIGRAZIONI. 18 aprile 2015, la più grande strage di migranti nel Mediterraneo. 900 morti che pesano sulla coscienza dei governi europei. Intervenire subito. Con quali interventi?



Fuggono dai loro paesi  per sopravvivere.

Fuggono dalla Siria, dall’Iraq, dall’Africa Subsahariana.
  
Fuggono dalle guerre e dalla fame.
Le guerre ingaggiate e sponsorizzate dalle potenze occidentali e dai loro complici per spartirsi il potere sul suolo dell’Africa e del medioriente. La fame dello sfruttamento neo-coloniale.

Vittime di spietati trafficanti di esseri umani, ci chiedono aiuto.

Sotto accusa per questa ennesima strage, “la più grande di sempre”, come è stata definita, è l’abbandono dell’operazione umanitaria “Mare Nostrum” da parte del governo italiano e la vergognosa indifferenza degli altri governi dell’Unione Europea il cui unico obiettivo, perseguito attraverso il programma Triton, è quello di difendere, costi quello che costi, la propria frontiera.  

Ma che cos’è Mare Nostrum e che cos’è Triton?




MARE NOSTRUM –
Sul sito della Marina Militare italiana è descritta come una “operazione militare e umanitaria iniziata il 18 ottobre 2013 per fronteggiare lo stato di emergenza umanitaria in corso nello Stretto di Sicilia, dovuto all'eccezionale afflusso di migranti”. 

Fortemente voluta dal governo Letta venne  iniziata a seguito del tragico naufragio di Lampedusa del 3 ottobre 2013, in cui persero la vita 366 immigrati,  con due obiettivi: “garantire la salvaguardia della vita in mare” e  “assicurare alla giustizia coloro che lucrano sul traffico illegale di migranti”.

Vi erano Impegnati mezzi della Marina Militare, della Guardia costiera, dell’Aeronautica e della Guardia di finanza. 2 corvette, 2 pattugliatori, due elicotteri, 3 aerei. In particolare poi la Marina partecipava con una nave anfibia dotata di capacità ospedaliere in cui era presente uno staff medico per i controlli e gli interventi sanitari e il personale degli uffici immigrazione per l’identificazione dei migranti direttamente a bordo.

E’ importante considerare che le navi d'altura si spingevano per operare i soccorsi fino a ridosso delle coste libiche da dove parte ormai la stragrande maggioranza delle carrette del mare stracolme di migranti e dove avviene circa il 99% (!) dei salvataggi.

Ciò significa che nel caso accaduto la notte del 18 aprile, in cui il naufragio avvenne davanti alla Libia, sarebbe stato possibile evitare un'ecatombe intervenendo in modo tempestivo ed efficace con navi attrezzate e personale competente, anziché, come è avvenuto, lasciare che ai primi soccorsi provvedesse una nave mercantile di passaggio, assolutamente impreparata.   

Durante l’operazione “Mare Nostrum” sono stati oltre 160mila i migranti soccorsi, oltre 500 gli scafisti consegnati all'autorità giudiziaria e 3 le “navi madre” sequestrate. Fu lo stesso Ministro Alfano durante l’informativa del 16 ottobre 2014 alla Camera sugli sviluppi delle iniziative in materia di gestione dei flussi di migranti nel Mediterraneo, a riconoscere i brillanti risultati dell’operazione (Fonte: lastampa) .

L’operazione Mare Nostrum è stata chiusa dal governo italiano il 31 ottobre 2014, quando è partita l’operazione Triton gestita dall’Unione Europea, accampando che quest’ultima avrebbe perseguito gli stessi obiettivi. Così ebbe a dichiarare il presidente del consiglio Matteo Renzi durante l’intervista rilasciata alla trasmissione di RAI 2 "Virus" il 9 ottobre scorso:“...l’ha spiegato molto bene il ministro Alfano che l’operazione Mare Nostrum viene sostituita da un intervento complessivo dell’Unione Europea”.

Ma in realtà, come ben sapeva il governo italiano, non era così:  lo stesso direttore esecutivo di Frontex, Gil Arias Fernandez, in settembre aveva messo in chiaro che l’operazione Triton non avrebbe sostituito Mare Nostrum, impegnata nella ricerca e nel soccorso dei migranti, trattandosi di due missioni con obiettivi diversi (Fonte: ilfattoquotidiano) 

Ed infatti:



TRITON –
Istituita a partire dal primo novembre 2014 dall’Unione Europea é un’operazione svolta nell’ambito di Frontex, Agenzia europea per il controllo delle frontiere europee. Il suo mandato non è salvare le vite in mare, ma operare il controllo delle frontiere, che e' la mission istituzionale di Frontex. Sebbene in caso di necessità possano  realizzarsi anche interventi di ricerca e soccorso (Sar).

Per rispondere al suo mandato, le navi di Triton si mantengono in un'area entro 30 miglia dalle coste italiane, senza spingersi a Sud verso le coste libiche come accadeva con i pattugliamenti di Mare Nostrum e dove di fatto avviene circa il 99% dei salvataggi. I mezzi impiegati sono due aerei, un elicottero, tre navi d'altura, quattro motovedette (Fonte: ilsole24ore).

In conclusione Triton è un’attività di polizia che serve a proteggere i confini europei da narcotrafficanti e terroristi, non già a gestire l’emergenza umanitaria prodotta dall’immigrazione, emergenza umanitaria di fronte a alla quale l’Unione Europea resta assolutamente indifferente.



Nella sua audizione al Senato del 9 dicembre scorso il capo di stato maggiore della Marina, l’ammiraglio Giuseppe De Giorgi, esprimeva dure critiche sull’abbandono da parte dell’Italia dell’operazione “Mare Nostrum” (qui il video della seduta) e indicava  le nefaste conseguenze che già potevano configurarsi ove l’operazione fosse lasciata in mano a Triton (Fonte: Internazionale)

Con l’introduzione di Triton, affermava De Giorgi, la filosofia dell’intervento è radicalmente cambiata. Triton si limita a controllare le coste e a pattugliare le acque territoriali. Viene meno il monitoraggio in alto mare, fin quasi davanti alle coste della Libia in fiamme, come avvenuto per tutta la durata dell’operazione precedente, lasciando così scoperto proprio il tratto di mare in cui gli immigrati sono esposti maggior pericolo:

nell’arco dell’anno in cui ha operato “Mare Nostrum” infatti vi sono state 439 operazioni di salvataggio in cui il 99% dei salvati è stato intercettato in mare.

Viene altresì meno, aggiungeva De Giorgi, quel lavoro di controllo sanitario che è stato svolto a bordo delle navi militari italiane. In pratica, con Triton si è ridotta del 65 per cento l’area controllata e sono stati depotenziati i compiti della marina.

L’Ammiraglio smontava anche l’equazione più soccorsi uguale più sbarchi teorizzata da certe forze politiche.

Con la chiusura di Mare Nostrum, affermava, gli sbarchi non sono affatto diminuiti, anzi sono aumentati. E di molto. 

Nel novembre del 2013, in piena Mare Nostrum, sono arrivati in Italia 1.883 migranti. Nel novembre di quest’anno, dopo la conclusione dell’operazione, sono stati registrati 9.134 arrivi, con un aumento netto del 485 per cento. “Di questi”, continuava l’ammiraglio, “3.810 migranti sono stati soccorsi dalla marina e sottoposti a controllo sanitario prima dello sbarco nel corso di 22 eventi sar (ricerca e soccorso). I restanti 5.324 sono arrivati direttamente sul territorio nazionale senza controllo sanitario. Di questi ultimi, infatti, 1.534 sono stati intercettati e soccorsi dalla capitaneria di porto e 2.273 da mercantili commerciali non attrezzati per quel tipo di attività, ma obbligati dal diritto del mare a intervenire”.

"Insomma, gli sbarchi continuano, ma in maniera più caotica e disordinata", aggiungeva De Giorgi. Venendo meno una politica razionale di intervento, possono anche apparire più invisibili (salvo che sulla stampa locale delle regioni meridionali, o in occasione dell’ennesimo naufragio). Ma in realtà stanno aumentando, “e il contesto geopolitico attuale non consente di prevedere la loro attenuazione”.

Triton è un’arma spuntata, concludeva l’ammiraglio. Piaccia o non piaccia, per governare il fenomeno bisogna andare molto al di là delle proprie acque territoriali, molto al di là delle 30 miglia di mare che circondano la Sicilia, la Calabria, la Puglia.
               
Delle nefaste conseguenze che ha prodotto l’operazione Triton e l’abbandono dell’operazione “Mare Nostrum” ci parlano i numeri!



The Guardian ha realizzato una grafica in cui ha elaborato il rapporto tra persone morte nei naufragi e migranti sbarcati. I primi tre mesi del 2015 sono stati il periodo con più morti degli ultimi anni: per ogni mille migranti sbarcati 46,2 sono morti in mare. La cifra per lo stesso periodo del 2014 (con Mare Nostrum) era dieci volte inferiore: 4,2 morti morti ogni mille persone sbarcate.

L’inattività dell’Unione Europea la rende complice di  strage.

Questi i provvedimenti essenziali e assolutamente praticabili che da tempo e da più parti si chiede che l’Unione Europea adotti per fermare i massacri:
  • l’istituzione di un’operazione “Mare Nostrum Europea”;
  • l’apertura di un canale umanitario per il diritto d’asilo europeo affinché chi fugge dalla guerra possa chiedere asilo alle istituzioni europee nel proprio paese, o nei paesi di transito, senza doversi imbarcare alimentando il traffico di essere umani e rischiare la vita;
  • la sospensione del regolamento Dublino per consentire ai rifugiati di scegliere il Paese dove andare sostenendo economicamente con un fondo europeo ad hoc l’accoglienza in quei Paesi sulla base della distribuzione dei profughi.


I governi europei resteranno ancora a lungo sordi?...già si parla di potenziare l'operazione Triton, di blocchi navali e di interventi armati...

Mettere cioè un “tappo” all'esodo dei rifugiati.


mg